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CAMPANE
DEL CAMPANIL BASSO
di MARTINELLI e MANFREDINI
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Incisa
sul CD "Ciao Gianni" 2001
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E' l'alba di un giorno di festa. Il
primo sole filtra a spicchi attraverso le guglie ancora ammantate di
rugiada. Un timido raggio illumina la parete come se volesse indicare
al rocciatore, che si accinge alla scalata, la via più breve per
arrivare alla cima. Lassù, un fiore appena sbocciato, cullato dalla
brezza mattutina, attende per donarsi in premio al vincitore. Intanto
la montagna raccoglie il suono di campane provenienti da fondo valle,
lo filtra e lo restituisce, in dolce eco, più puro e cristallino;
sembra quasi che il suono scaturisca dalla nuda roccia.
Questo motivo è stato presentato per la prima volta dagli autori, al
4° festival dei canti alpini di Pieve di Cadore (BL), svoltosi nel
1957.
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Campane
del campanil Basso
la torre più bella del mondo
segnate squillanti quel passo
che sale, che sale giocondo.
Un bacio all'attacco
un fior che rincorra la cima
la cima lassù
Discendi in agili volte
ritorna al rifugio quaggiù, quaggiù.
La pietra di Dio è il sentiero,
la corda un legame di cuori;
suonate campane il più vero
ardir degli umani valori.
Un bacio all'attacco
un fior che rincorra la cima
la cima lassù
Discendi in agili volte
ritorna al rifugio quaggiù, quaggiù.
Pareti dorate, lesene
sconfinan nel cielo infinito;
l'ebrezza sentiam nelle vene,
ci sembra l'ardire di un mito. |
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