Con questo brano il coro ha il suo inno, il testo e la musica sono della Maestra del Coro Anna D'Incà.
Le ragazze raccontano la loro passione per il canto, passione che fa in modo che la fatica quotidiana non riesca a distoglierle dal canto.
Ma la canzone spiega anche come si canta in coro, come le varie voci si uniscano, e anche l'orgoglio dell'appartenenza al proprio gruppo.
Tutte queste sensazioni, questi sentimenti, e altro ancora, fanno capire l'amore di queste coriste per il loro "CORO DI
CODISSAGO".
Le Dolomiti, con il loro maestoso scenario naturale, sono da sempre immagine e ricordo delle nostre terre. Tra queste colorate valli si erge impetuoso e compatto il monte Pelmo, che con i suoi 3.168 metri, domina la valle Zoldana e quella Ampezzana. A questa imponente figura si è ispirato il poeta e compositore Bepi De Marzi regalandoci una delle sue più belle creazioni.
Que fait tu là-bas ma jolie bergere? chiede il cavaliere di passaggio alla bella pastorella. Tengo a bada le mie pecore, risponde la ragazza. Quanto guadagni per questo lavoro? riprende il cavaliere. Vieni con me e ti darò lo stesso stipendio, ma la ragazza risponde no. Non lascerei la mia terra, le mie pecore e soprattutto le mie montagne per tutto l'oro del mondo. La canzone in dialetto valdostano è un gioiello di armonia tratto dal repertorio della SAT.
L’OPERA
DI BONIFICA DELLA ZONA PALUDOSA MAREMMANA INIZIO’
NELLA PRIMA META’ DELL’OTTOCENTO. IL GRANDUCA
LEOPOLDO II° DEI LORENA, VOLEVA RENDERE ACCESSIBILE
ALLA PRODUZIONE AGRICOLA QUEL VASTO TERRITORIO
IMPRIGIONATO NELLA MORSA DELLA PALUDE E DELLA MALARIA.
QUESTA CANZONE POPOLARE, CON SEMPLICI E DISPERATE
STROFE, RACCONTA DEL LAVORO STAGIONALE MALPAGATO, DEGLI
STENTI E DELLE SOFFERENZE. UN
GROVIGLIO DI SPERANZA E DI MESTIZIA, DI TEMERARIETA’
NELLA RICERCA DI UNA NUOVA TERRA, E LO SGOMENTO PER UN
DESTINO FORSE AVVERSO.
Un
divertente dialogo fra mamma e figlia, in cui la madre
dà dei buoni consigli, aiutata in questo dalla sua
esperienza. Il canto è istriano, scritto da Aldo Kumar,
compositore sloveno contemporaneo.
La semplicità popolare del testo, i versi in quartine,
e la struttura musicale del brano, gli danno una forma
ben definita, che può farlo considerare a tutti gli
effetti una villotta friulana.
Ricordi
di un tempo felice, di un amore lontano: Angoscia e nostalgia ti
attanagliano il cuore.
Solo il ricordo di una bella canzone cantata un tempo insieme ti
allevia il dolore e ti ridà la speranza.
Marco Maiero, direttore del coro Vos da Mont di Trigesimo (UD), autore
di moltissimi canti, conosciuti e cantati ormai da tanti cori in tutta
Italia, è considerato l'erede di Bepi De Marzi. La sua canzone più
famosa è forse "Sotto Sieris", affresco del suo mondo
friulano, delle sue montagne, prima fra tutte il Montasio, sui cui alti
pascoli i pastori trascorrono l'estate con i loro animali. Poi, ai primi
segnali d'arrivo dell'autunno, ecco che ridiscendono, scrutando il
cielo. Tutti coloro che vivono in montagna sanno che, più si sale, più
il tempo cambia velocemente, e in un attimo una bella giornata di sole
si trasforma i un temporale ... e all'improvviso, eccola: la neve!!.
Il
disastro del Vajont, avvenuto la sera del 9 ottobre 1963, ha segnato
in modo indelebile la nostra storia e la nostra gente. Fra le tante
espressioni della memoria, c'è anche questa poesia dialettale di
Carla Bettio, che in modo semplice racconta quel tragico fatto. E
allora c'è il momento della tristezza, seguito dal ricordo dei bei
tempi prima della tragedia. E poi l'attimo, i due minuti
scientificamente misurati, in cui tutto è successo. E alla fine c'è
la rinascita dei paesi e della vita che in essi scorre, senza però
mai dimenticare quei 2.000 morti, uomini donne e bambini privati in un
attimo della loro vita e non solo di essa (tanti corpi non sono mai
stati ritrovati).
E'
un' Ave Maria, scritta dal Maestro Bepi De Marzi, famoso
in tutto il mondo per aver composto "Signore delle
cime" e amico di Padre Maria Turoldo, col quale ha
collaborato per tanti anni nell'elaborazione di musiche
nuove per salmi. In questo canto ritroviamo tutta la
poesia, la sensibilità musicale, la bravura di Bepi De
Marzi e anche l'espressione della sua fede.